"Non siamo davvero solisti nemmeno nella nostra vita, ma la scena di un dialogo a più voci, tutte, purtroppo, forse, dello stesso valore".
( Göran Tunström )


giovedì 23 dicembre 2010

L'importanza delle Tradizioni

Approfittando di un'uscita per consegnare dei lavori, sulla strada del ritorno mi fermo all'iper di fiducia, che in questi giorni indaffarati, tra Draghi e Dame lussuriose, organizzare il tempo per la spesa - mera sopravvivenza niente di superfluo- diventa più complicato di un ménage à trois clandestino di cui tutti, tranne uno, sono a conoscenza.
Afferro il carrello con ferocia come se stessi guidando un cingolato pesante pronto a travolgere chiunque si metta sulla mia strada tra il poco tempo a disposizione e la lista della spesa ben impressa in mente.
No, non saranno quelle decorazioni sbrillucicanti che tutti vogliono accaparrarsi a rallentarmi, nè il percorso ad ostacoli messo in atto dai commessi tramite muraglioni di cemento armato rivestiti di tavolette di cioccolato in tutte le varazioni di gusto possibile, e neppure quei torroncini sfiziosi che rivestono il pavimento come tante bucce di banana sulle quali scivolare. Sfonderò il muro di contenimento del gruppone delle casalinghe chiattone e pettegole che si litigano l'ultima offerta del Paghi 1&Svuota lo Scaffale, non mi farò intenerire dalla coppia di vecchiardi che bloccano il traffico della corsia andando a 1 km all'anno, swroom! bonk! - ops!, devo aver tirato sotto un gatto. Forse.
Eccola lì la perfida, la commessa in castigo che deve costringere i clienti a comprare il latte fresco per avere in omaggio lo yogurt in scadenza, cerca di fare la furba per tendere un'imboscata a tradimento mimetizzandosi con l'angolo dello scaffale, ma si è dimenticata che quello che ha lì vicino è lo scaffale dei sughi & pelati e per non essere notata avrebbe dovuto spostarsi verso il reparto dei cioccolatini, dal momento che sembra rivestita con la carta dei Ferrero Rocher.
"Latte fresco per lei signore e due confezioni di yogurt Tutti Frutti in omaggio che le fanno tanto bene!" gracchia luminosa come un Gianduiotto gigante l'Arpìa tentatrice.
"No grazie, sono già acido di mio, al naturale", rispondo, ma nel mentre vengo distratto da un avvallamento che fa deviare, per un attimo, il dritto procedere del carrello-cingolato. Ma tu guarda che incivili, chi avrà mai gettato per terra tutta quella stagnola dorata come se fosse carta straccia!
Controllo il tempo rimasto a disposizione, spunto i prodotti messi nel carrello dalla lista e mi avvio verso la fine della mia impresa. Panettoni? No, non mi interessano i panettoni.

!!!
Le scatole di latta nuove della Gatta Malefica!
Devo assolutamente prenderne una, ci vorrà un po' di tempo a selezionare la migliore perché sicuramente qualcuna è ammaccata, ma è Natale, siamo tutti più buoni e poi certe tradizioni vanno mantenute: sarà il mio piccolo segreto inconfessabile.
Voglio quella Fuxia tempestata di strass rosa! Chissà come starà bene assieme all'altra!

Un saluto caro a tutti gli amici che sono passati a trovarmi qui in questo ultimo periodo silenzioso, a quelli che sono capitati per caso e poi si sono affezionati e sono diventati per me nuovi amici e pure a quelli che sono arrivati e si sono allontanati velocemente, questi ultimi è meglio perderli!
A tutti comunque un augurio di Buone Feste qualsiasi sia il valore personale che ogniuno di voi associa a  questi giorni.



lunedì 8 novembre 2010

metti un finocchio a cena..

Confesso che non avrei voluto scrivere di questa storia, uno dei soliti tentativi squallidi del più grande mezza tacca degli ultimi 150 anni di buttare fango addosso agli altri per far passare in secondo piano lo sporco che si ritrova addosso.
I nemici me li scelgo e proprio in virtù di questa scelta riconosco a loro una sorta di dignità: a certi altri posso concedere solo indifferenza perché per me non valgono niente e come tali li considero, è anche per questo motivo che non volevo scrivere di questo fatto.
Ho deciso di farlo perché ho ricevuto un invito a partecipare ad un'azione di dissenso attraverso un'iniziativa nata ad hoc per questo fatto.
Qualcuno di voi sa già che oltre a questo blog io ne ho un altro creato appositamente per dare voce  alla mia passione di cuoco pasticcione, LaCaloriaSolitaria, creato poco più di un anno fa dopo che già da un po' di tempo bazzicavo nel mondo dei Food blogger come semplice appassionato e sporadicamente commentatore.
Ho scoperto un mondo che non mi aspettavo che fa girare numeri enormi sotto tanti punti di vista ma dove soprattutto si instaura una sorta di complicità tra i vari blogger a seconda della sintonia: colpisce la voglia di condivisione che non è soltanto uno scambio di semplici ricette perché queste diventano un tramite per uno scambio culturale e umano che, in alcuni casi è molto profondo ed intenso.
La tipologia di persone che compongono questa categoria di blogger è piuttosto eterogenea: si va dalla casalinga con bambini al pensionato che finalmete trova il tempo di coltivare più approfonditamente la sua passione, da quelli alle prime armi con i fornelli ai professionisti della ristorazione. E' uno spaccato molto interessante della società che ha in comune la passione per il cibo e la cucina.
Da una di queste persone è partita l' iniziativa denominata "Metti un finocchio a cena - Buon appetito Mister B."
che invita tutti i food blogger e chiunque voglia partecipare a proporre per il giorno 10 novembre una ricetta con il finocchio tra gli ingredienti da usare, per esprimere simbolicamente il proprio dissenso verso questo fatto di cronaca specifico e più in generale contro un clima di omofobia che diventa sempre più intollerabile.
Io ho deciso di appoggiarlo perché parte dal basso, da quella base fatta di persone comuni che molto spesso temiamo non siano per nulla sensibili alla nostra causa. Evidentemente il limite è stato oltrepassato anche per loro. Questo post era per segnalarvi l'iniziativa, quello specifico lo pubblicherò nell'altro blog il giorno mercoledì 10 novembre 2010.



giovedì 7 ottobre 2010

Vanity Fair_40/B_Special Edition


Le parole sono importanti e andrebbero sempre scelte attentamente perché definiscono un concetto ed evitano i fraintendimenti, anche quando sembrano superflue e, soprattutto, quando sono gli altri a sceglierle al posto nostro. Alcune sono caricate di silenzi, sottintesi e paure irrazionali, fino a farle diventare simili a dei fardelli pesanti da portare, spesso, in solitudine. Ma a guardarle bene ci si rende conto che a volte basta semplicemente prenderle, scuoterle e liberarle dalle sovrastrutture che le snaturano e indossarle sentendosi improvvisamente più leggeri e liberi dalla necessità di definirsi.
Dopodiché ci si può permettere anche di ridere un po' di sè stessi.
Questo numero speciale di Vanity Fair è dedicato a Tiziano Ferro per il suo coming out, al quale esprimo la mia solidarietà e stima in forma di dichiarazione mediatica glamorous, stylosa e ironica come la sua.

P.S. Cliccando sull'immagine potrete vederla ad alta definizione

mercoledì 22 settembre 2010

L'insostenibile leggerezza dell'essere

Correre, correre su per le scale trattenendo il respiro e sentire le mani che afferrano la maniglia della porta come se fossero artigli di rapace conficcati nella preda, cercando di resistere, ancora un po'.
Entrare in casa e non sentire quasi più la forza nelle gambe e fare attenzione a non sbattere sugli angoli dei mobili,  appoggiarsi alle pareti per non cadere e sentire il respiro sempre più affannoso come se l'aria mi soffocasse. E i bagliori bianchi, negli occhi, che poco a poco diventano nebbia che avvolge tutto il mondo, trasformandolo in un bozzolo ovattato senza forme e suoni. Ma il letto è lì, lo sento, sotto le mani tremanti che cercano l'appoggio, e finalmente posso lasciarmi cadere.

Svegliarmi, all'improvviso, e non capire più quanto è durato l'oblìo dello svenimento e se, e quando, è diventato sonno. E rimanere lì, come sospeso, a chiedermi se non sia stato solo un sogno: perchè non mi capacito di questa luce magica che filtra tra le ciglia socchiuse, fino a quando apro bene gli occhi e la vedo.

Bellissima, luminosa, stagliata su uno sfondo quasi trasparente perché privo di nubi, una luna piena completamente svelata, rotonda e pura. M' illumina con i suoi raggi argentei che passano attraverso la finestra aperta, intrufolandosi tra le maglie del tessuto delle tende, entrando a viva luce dai trafori dei ricami.
Ed io mi sento ancora in balia tra due mondi, e mi ritrovo a lottare tra il desiderio di prolungare questo momento e l'irritazione di sentirmi così leggero, come sospeso, un po' svaporato.


Frenate eventuali preoccupazioni sul mio stato di salute, chi mi conosce bene lo sa già, chi non mi conosce sappia che questo è stato solo uno dei tanti svenimenti che costellano la mia vita. Non avvengono a caso, c'è sempre un motivo, ma il più delle volte è così banale che non vale nemmeno la pena raccontarlo.

lunedì 13 settembre 2010

il telefono, la tua voce.

Sottotitolo: Cronaca telefonica di una disavventura qualunque. 


Driinnn!!!
-CassaInacessibile Italia buongiorno. Sono Ilaria, come posso esserle utile?
-Buongiorno, ero interessato a rivedere il piano di ammortamento del finanziamento che ho stipulato con voi, ma avrei necessità di alcuni chiarimenti.
-E' gia nostro cliente?
-Certo! (è ovvio no!)
-Il suo nome per favore!
-Asa_Ashel Bannet
-La data di nascita?
-(ma ti sembrano domande da fare?) Si, proprio quella!
-il suo indirizzo?
-via delle Fate, 13 
-Località?
-Segreta_Land


Rumore in sottofondo, qualcosa che cade, una sedia, una raccolta di elenchi telefonici o un collega che si schianta addormentato sulla tastiera. Borbottio, risatine, festa a sorpresa?

-Pronto!?!
-Si, mi scusi abbiamo avuto un piccolo problema tecnico. Mi può passare il signor Asa_Ashel Bannet?
-Sono io!
-Ah!
-.....
-Pronto!?!
-Codice fiscale?
-Un istante che lo prendo (ma che palle, ma ce li avete già questi dati!!!) ecco: ABCDEFG12345
-Allora, Asa_Ashel Bannet, nato a CENSURA, il DOPPIA CENSURA. E' corretto?
-Si
-Mi può dare il numero del contratto?
-certamente! 000555888356
-Bene. E' un finanziamento erogato nel 2008
-Si, volevo rivedere il piano di ammortamento e...
-Mi passa il signor Asa_Ashel Bannet?
-Sono io! (ma questa ci è o ci fà)
-Ah! ...(grugnito o rumore molesto non identificato)

In sottofondo ticchettio forsennato di tastiera, cornetta posata senza particolare grazia su un piano di lavoro e cambio di strumento di comunicazione, probabilmente cuffie con microfono. Dalla mia parte rumore in sottofondo di testa che sbatte sulla scrivania di uno che si chiede se si può perdere tutto questo tempo per avere un'informazione su una modifica contrattuale.

-Pronto, Ilaria c'è ancora?
-Si, eccomi: allora, i dati del finanziamento sono corretti ma il tipo di informazioni che mi chiede sono strettamente personali e posso parlarne solo con il titolare del contratto.
-Sono io il contraente.
-Ah! ... un istante in linea prego!

Mi mette in attesa e parte il motivetto musicale osceno che mi fa girare ampiamente i cosidetti. Squilla il cellulare, ci mancava solo quello, numero riservato, chi cavolo sarà mai? Mi ritrovo con due telefoni da gestire ed un solo orecchio funzionante. Decido di rispondere visto che dall'altra parte sono ancora in attesa.

-Pronto!
-CassaInacessibile Italia buongiorno, il signor Asa_Ashel Bannet per favore!
-Sono io!
-click.....(chiamata interrotta)

Ripasso al fisso e sento che Ilaria riprende la linea.

-Ma era lei che mi chiamava al cellulare?
-Si, ero io. Senta, lei mi sta prendendo in giro e sinceramente lo trovo poco corretto.
-Ma di che cosa sta parlando?
-Io non so chi sia lei, forse la madre o la sorella o la fidanzata e non so nemmeno perchè sta facendo tutto questo, ma sicuramente lei non è Asa_Ashel Bannet. Mi sta facendo perdere deliberatamente del tempo. Per cui io non le darò nessuna informazione.
-Ma le pare che io abbia voglia di stare qui a perdere tempo? Perdipiù sto lavorando anch'io e non  mi sognerei mai di farne perdere agli altri mentre stanno lavorando. Io sinceramente non so più cosa fare per dimostrarle chi sono, le ho dato tutti i dati, strettamente personali, che mi ha richiesto cosa vuole di più? Senza contare che le modifiche contrattuali da me richieste vanno nei vostri interessi non nei miei, quindi non avrebbe molto senso prenderla in giro, e perché poi, manco la conosco. A questo punto lasci stare, mi rivolgerò ad un ufficio abilitato di zona o, meglio ancora, alla concorrenza.
-Lei non è il signor Asa_Ashel Bannet!
-E in base a cosa lo deduce?
-Dalla sua voce! ... click!
-.............

In sottofondo per circa una mezz'ora, la mia risata sguaiata. Sono fatto così, di fronte a certe ottusità non posso fare a meno di cogliere la comicità di certe situazioni paradossali.
Fraintendimenti, causa voce telefonica, me ne sono capitate a non finire, dai vecchi babbioni che facevano i marpioni convinti che dall'altra parte ci fosse una dipsonibile, a tutte quelle volte che mi davano della signora con mio grande disappunto, signorina sono. Dalle amiche che cercavano informazioni dei loro appassionati facendo parlare me con le suocere in divenire spacciandomi per amica d'infanzia dei loro figlioli, ci cascavano sempre tutte, quanto mi sono divertito allora, a quella sera che mi sono chiuso fuori casa lasciando le chiavi all'interno e ho dovuto chiamare i pompieri che sono arrivati in pompa magna  come tanti cavalieri sul  (grosso e rosso) destriero, convinti di salvare dalla disperazione chissà quale sprovveduta donzella, con Evarista accanto a me che ghignazzava come una stronza sulle disgrazie dell'amika cara.
Ma essere accusato di non essere io non m'era mai successo: mi si è aperto tutto un nuovo mondo di possibilità, anche se, un paradosso la mia voce ce l'ha: chi mi conosce mi riconosce subito con un semplice ciao. Ecco, con loro non potrei barare.

martedì 31 agosto 2010

granelli di sabbia

Lo sento sul viso il suo calore, a tratti violento altre volte semplicemente caldo. Lo sento che mi scava il volto, che mi asciuga i liquidi, che mi colora d'oro, questo sole di fine agosto.
La situazione qui in spiaggia è molto calma: ci si sdraia al sole, ci si spalma insistentemente la crema protettiva sulla pelle, insistendo con dei massaggi prolungati nel tentativo di dare corpo a desideri di carezze di altre mani.

Ci si annoia anche, le sigarette si consumano alla velocità del vento e allora in qualche modo ci si distrae, si cerca di cogliere lo sguardo più curioso, si indugia ad osservare un corpo esposto al sole, ti tenta di carpire parti di un pettegolezzo dall'ombrellone vicino; qualsiasi cosa pur di movimentare una giornata che sembra variare soltanto dalle folate di vento sulle dune sabbiose.
E in sottofondo il rumore del mare, sempre uguale ma allo stesso tempo cangiante, e pare che ogni onda trasporti un suono, come un canto di mille voci che sembra cullare il tempo.

L'aria però è carica di attesa, come se tutti aspettassero un segnale che dia il via alle danze, come se tutta questa umanità esposta al sole nascondesse un istinto predatorio, un accumulo di energia sensuale che potrebbe travolgere come un mare in burrasca.
Sento i granelli di sabbia sulla pelle e la mia mano che istintivamente cerca di toglierli indugiando però con troppa delicatezza per non irritare: vedo occhi che osservano il gioco delle mie dita, occhi che scorrono lungo le mie gambe per poi tornare velocemente sù ad incrociare i miei e sostare quell'attimo in più del necessario perché il tutto non sembri privo di interesse.

Osservo che in questo mare di corpi nudi e seminudi che mi circondano la cosa più erotica sono i baci.

Baci sfiorati, teneri, dati sotto la luce del sole che sembra esaltarne al massimo la loro carica sensuale e affettiva.
Baci salati, contornati da abbracci e struscimenti, in mezzo al mare, come se l'acqua fosse una coperta che preserva l'intimità degli amanti.
Baci così rari, chissà perché, c'è quasi il timore di lasciarsi andare, di esprorre alla luce del sole le proprie passioni ed insieme ad esse qualche piccola debolezza, come se avessero il potere di renderci vulnerabili. 
Ma i baci d'agosto hanno anche il sapore del gioco, della voglia di costruire qualcosa con l'altro anche se breve, un gioco che ti permette di recitare una storia, di inventarti una vita, di scoprire l'altro attraverso la pelle, di sentire le sue mani tra le tue, i corpi aggrovigliati, i giochi di sguardi.

Rovistando nei cassetti, tra foto di Herb Ritts e il ricordo di una vacanza in Gran Canaria.





venerdì 25 giugno 2010

dedica privata floreale


Cercavo le parole giuste ma non le ho trovate. Non un oggetto di qualche valore economico o affettivo, ma proprio delle parole, delle lettere, dei singoli grafemi e degli spazi, perché è attraverso la scrittura che io e lui ci siamo prima incrociati e poi conosciuti. Ci siamo letti a vicenda, osservati e studiati.
Subivo il fascino della sua scrittura, mi lasciavo avvolgere dai suoi racconti e dal suo mondo onirico e a tratti fiabesco: mi colpiva il suo tormento sotterraneo, un grido smorzato e soffocato di dolore intimo e profondo di chi non vuole rassegnarsi al Fato ma non scorge altra via d'uscita, il suo animo sensibile che amplificava a dismisura le emozioni e i sentimenti provati, vissuti e perduti. 
Ma poi non potevo non notare quella vena ironica e sarcastica sempre camuffata da un atteggiamento all'apparenza svagato e distratto, quella sorta di nucleo coriaceo e pragmatico che gli consentiva in qualche modo di andare sempre avanti al di là di tutto il resto.
E le sue mani grandi e legnose che stringono con infinita dolcezza le mie, i nostri corpi vicini che si sfiorano attraverso le spalle e le braccia, dove il silenzio viene coperto dal battito dei cuori, dal pulsare del sangue nelle vene, dal calore ovattato del  contatto pelle a pelle.
Parole scritte che ogni volta aggiungono una tessera al mosaico che a tratti sembrano un fiume in piena, tante parole che svelano di noi, della nostra vita, dei nostri desideri.
Ci sono giorni in cui cerco di guardarmi attraverso i suoi occhi come se fossi davanti ad uno specchio, per cercare di carpire quei dettagli, quelle qualità che lui vedeva in me e che non mancava di esprimermi.
Perché fa piacere, fa star bene sentirsele dire le cose, e lui lo fa in modo meraviglioso.
"Pavese diceva che scrivere è come ballare, ma io credo che leggere certe cose sia come fare l'amore; e non ho vergogna a confessare che certi epistolari mi hanno gratificato emozionalmente molto più di certi rapporti sessuali".
E' per questo che cercavo le parole giuste, ma non le ho trovate. Ma quando ho notato che Anastasia, la mia gardenia, dopo due anni di silenzio ha fatto sbocciare un fiore, non ho potuto fare a meno  di pensare a lui quando ho odorato il profumo intenso e inebriante che emanava. Perché, anche se lui rifugge da certi formalismi legati all'eleganza nel vestire, lo vedrei bene con un fiore di gardenia appuntato sul bavero di un giaccone un po' vissuto, a giocare con ironia sulla figura del "viveur, uomo mondano dedito ai piaceri e al divertimento" come certe figure degli anni '20 del '900 rimaste nell'immaginario collettivo.
Questo fiore di gardenia è la mia dedica per te.








domenica 20 giugno 2010

altre voci

Colpito dalla bellezza grafica di questo manifesto pubblicitario ho seguito il filo della curiosità e ho scoperto che pubblicizza uno show dove il protagonista è un coro gay, più precisamente il New York City Gay Men's Chorus.
High è uno spettacolo di rock opera altamente teatrale, provocatorio, divertente e impenitente, progettato per convincere le persone a parlare degli effetti deleteri sulle relazioni dovuti all'uso di metanfetamine, in particolar modo al Chrystal meth. Qui altre info per chi fosse interessato.
Cercando qualche notizia su di loro attraverso il tubo, ho trovato una serie di video interessanti, tra cui questo che pubblico che mi ha strappato più di un sorriso, perché l'atmosfera che si respira tra i protagonisti e il pubblico è quella di vero affiatamento e divertimento.



Anche in Italia esiste un coro gay, il Komos , fondato da Paolo V. Montanari con base a Bologna, di cui ho seguito per un po' le vicissitudini, che testimoniano una volta in più come tutto quello che fa cultura gay alla luce del sole nel nostro Paese faccia sempre fatica a trovare una strada di attuazione. Non ho notizie di prima mano sugli ultimi sviluppi e progetti, di solito mi tengo aggiornato attraverso il loro sito: progetto komos.

sabato 19 giugno 2010

José Saramago_1922 - 2010


Persone così, come questo signor José, le incontriamo dovunque, occupano il proprio tempo, o il tempo che credono gli avanzi dalla vita, a raccogliere [...] probabilmente lo fanno per qualcosa che potremmo definire angoscia metafisica, forse perché non riescono a sopportare l'idea del caos come principio unico che regge l'universo, e perciò, con le loro deboli forze e senza l'aiuto divino, tentano di mettere un certo ordine nel mondo, e per un po' di tempo ci riescono pure, ma solo finché possono difendere la propria collezione, perché quando arriva il giorno in cui questa si disperde, e quel giorno arriva sempre, o per morte, o per stanchezza del collezionista, tutto ritorna all'inizio, tutto ritorna a confondersi.

[...] lo spirito umano spesso prende decisioni di cui dimostra non conoscere le cause.

La pelle è tutto quanto vogliamo che gli altri vedano di noi, sotto la pelle neanche noi stessi riusciamo a sapere chi siamo [...] perché le vite sono come i quadri, avremo sempre bisogno di guardarle facendo quattro passi indietro, anche se un giorno siamo arrivati a sfiorarne la pelle, a sentirne l'odore, a provarne il gusto.

La solitudine, signor José, dichiarò solennemente il conservatore, non è mai stata una buona compagnia, le grandi tristezze, le grandi tentazioni e i grandi errori, sono quasi sempre il risultato di essere soli nella vita, senza un amico prudente a cui chiedere consiglio, quando qualcosa ci turba più di quanto avviene normalmente tutti i giorni.

Soltanto gli dèi morti sono dèi per sempre.

Tratto da "Tutti i Nomi" di Josè Saramago






lunedì 31 maggio 2010

Occhi neri

Ci sono notizie che mi smuovono sempre un po' dentro e che spostano poco per volta il livello massimo di sopportazione verso comportamenti discriminatori e incivili di certe persone.
Ho vissuto sulla mia pelle la stupidità e la cattiveria di un sentimento d'odio e di disprezzo che prende corpo e che si palesa quasi sempre, in modo codardo, in un gruppo di individui riuniti in branco che prende di mira solitamente una persona sola, accerchiandola, denigrandola e, spesso, sottoponendola a violenza fisica.
Scopri che a fare male dentro più che i calci, i pugni, gli sputi e il malessere del corpo a causa delle violenze, è constatare che ci sono persone che non provano nessun sentimento di empatia per il dolore degli altri, che, tutto sommato anche tu, vittima, per loro non esisti come persona, sei solo un simbolo delle loro paure e dei loro dubbi, dei loro limiti intellettivi e colpirti è solo un tentativo di far sparire le loro fobie, ma tu, vittima, rischi di morire per questo.
Io mi sono salvato solo perché ho sempre colpito più forte i miei aggressori, ma è difficile quando sei solo e accerchiato e nessuno di aiuta.
Possono passare anni durante i quali si ha quasi la sensazione che, in qualche modo, la vita può procedere e ci si illude che qualcosa di buono, prima o poi si potrà ottenere.
Ma bastano notizie così per ricordarsi ogni volta che l'equilibrio che molto duramente ci siamo costruiti è molto labile e basta niente per farlo crollare, per trasformare chiunque di noi in vittime.
Trovo ancora più odioso quindi che chi si occupa di politica o riveste ruoli di importanza nelle associazioni giochi  sulla pelle delle vittime solo per un tornaconto personale.
Riporto qui di seguito un post scritto da Paolo di Uguali Amori  nel quale descrive il resoconto della fiaccolata contro l'omo-transfobia svoltasi a Roma come risposta contro l'aggressione al ragazzo gay di qualche giorno fa.
E' un racconto pieno di emotività, insolito da parte di un blogger sempre molto razionale, ma proprio per questo interessante, perché dimostra che dietro quell'emotività c'è una carica vitale che non ne può più delle ingiustizie, delle ipocrisie dei finti amici, di attendere gli indecisi, di porgere l'altra guancia, di lasciare che siano sempre gli altri a farsi avanti per primi. Ha tutta la mia stima per questo.

E’ importante che io racconti cosa è accaduto nella manifestazione di protesta contro l’ultima aggressione omofoba a Roma; ed è importante che io lo faccia adesso, anche se sono scosso da quanto è successo, da una serie di eventi che mi hanno visto protagonista. Prego di poter raccontare con obiettività quanto è accaduto. Perchè e per chi lo faccio, sarà chiaro in seguito.
Non eravamo più di 100 persone, e forse di meno. Il corteo, che secondo gli organizzatori si sarebbe dovuto svolgere camminando sui marciapiedi, in modo da non dare fastidio, è partito dal Coming Out, quindi ha fatto via del Fagutale (quella della casa di Scajola) e si è fermato alla fine della stessa, prima della piazzetta che dà su via San Francesco di Paola, nel punto dove è avvenuta l’aggressione.
Lì gli organizzatori hanno fatto presente che non era possibile proseguire fino al bar che si era rifiutato di prestare soccorso, perchè loro non volevano essere considerati responsabili di nessun gesto di violenza. Alla fine si è deciso salomonicamente di sciogliere la manifestazione lì e di raggiungere comunque questo bar, dove chi voleva sarebbe andato lì a dare un fazzolettino, ringraziando sarcasticamente per la solidarietà. Molti dei presenti si sono procurati un fazzolettino.
Siamo arrivati al bar, che bar non era, bensì la gelateria di Via Cavour che sta tra appunto via San Francesco di Paola (dove c’è il ristorante indiano che fa angolo) e la fermata della metro.
Lì, sono stati dati i fazzolettini, e c’è stato un coro di scherno, al grido di vergogna vergogna.
A quel punto è piombato il presidente dell’Arcigay di Roma, Fabrizio Marrazzo, che si è messo ad urlare “Ma che fate, ma che ne sapete? Non è questo il bar! Adesso chiedete scusa! Dovete chiedere scusa”
La cosa ci ha raggelato. A quel punto è cominciata una discussione, a cui Marrazzo non partecipava, in cui c’era chi sosteneva che fosse quello il bar, e chi diceva di no. Allora io, parlando a voce un po’ alta, ho fatto presente che il bar era un altro, perchè effettivamente poco più su, proprio in corrispondenza della fermata della metro, c’è un bar bar, e non una gelateria, quindi era probabilmente quello il bar incriminato.
Mi si è così avvicinato un ragazzo, di poco più di venti anni, che mi ha detto che invece era quello il posto. Gli ho chiesto cosa ne sapesse, e mi ha detto: “Perchè io ci ho accompagnato qui Simone”.
In effetti, avrei potuto anche non chiedergli perchè lo sapesse. Mi sarebbe bastato vedere i suoi occhi. Gli occhi di un ragazzo di poco più di venti anni, neri neri e tristi, che soccorre un suo amico pestato a sangue, che lo porta in una gelateria in cui non gli prestano soccorso, e che ora, nella manifestazione di solidarietà, vede il presidente dell’Arcigay, quindi anche il suo presidente, dire che non è quello il posto.
Così, io mi sposto verso lo spiazzo immediatamente antistante il locale, e dico al gruppetto che discute che il locale è proprio quello; quando mi chiedono cosa ne sappia, gli indico l’amico di Simone, identificandolo appunto come tale.
Per me sarebbe finita lì, e me ne vado raggiungendo il bordo dell’assembramento, giusto dicendo che a certa gente piace proprio prenderlo in culo a prescindere, quando sulla mia strada incrocio Fabrizio Marrazzo.
A quel punto gli dico (dico? diciamo parlo a voce alta): “Bravo, complimenti! Fai proprio bene il presidente dell’Arcigay! Complimenti! Continua così! Ma non ti vergogni?”
Lui nemmeno credo capisca di cosa parlo, e allora ancora più incazzato “Il bar è questo!”
Lui mi chiede cosa ne sappia io, e io sbraitando “Me l’ha detto l’amico di Simone! Quello che l’ha accompagnato qui mentre sanguinava!” Diciamo che da questo momento il mio tono di voce si sentiva abbastanza in giro per tutta via Cavour.
Marrazzo mi fa: “Ma ci saranno gli interrogatori per stabilire come sono andate le cose!”
A questo punto io urlo: “Gli interrogatori? Interrogatori? Cazzo c’entrano? Questa è una manifestazione politica! Cosa ti serve sapere di più, che quello che ti dice l’amico della vittima? Vergognati!”
Marrazzo si fa piccolo piccolo, e non sa cosa dire, allora si avvicina un suo amico, che con un tono smorfioso (certa gente ha un senso del ridicolo tutto suo) mi dice: “Non ti permettere sai? Come ti permetti?”
E io “Come mi permetto? Come mi permetto? E che pensi che sono venuto qua a fare la bella statuina? Mavatteneaffanculo a te e all’amico tuo! Brutti stronzi!”
Siccome ero molto alterato, ho poi interrotto la discussione. Ho salutato i presenti, e quando me ne sono andato ho incrociato nuovamente l’amico di Simone.
Gli ho detto grazie per quello che ha fatto, e gli ho augurato una pronta guarigione per Simone.
Io, per me, non cerco proprio niente. Non avrei fatto tutta questa  discussione feroce se non ci fosse stata una ulteriore e palese ingiustizia che si stava compiendo sotto i miei occhi, un atto di prepotenza da parte di uno, Fabrizio Marrazzo, che per il ruolo che ha dovrebbe innanzitutto difendere i gay, piuttosto che chiederci di scusarci.
Invece Marrazzo ha voluto spacciarsi per uno che sa tenere la folla, ha cercato di accreditarsi come uno tramite cui bisogna passare se si vuole evitare il peggio, per cui intanto ci ha chiesto di chiedere scusa per una contestazione, peraltro civilissima e di breve durata, che invece era nel giusto.
Marrazzo non si è preoccupato di scoprire come fossero andate le cose. Si è messo invece a farfugliare di interrogatori, come un questurino di cui il mondo gay non ha decisamente bisogno. Io posso pensare al senso di smarrimento e di scoramento che l’amico di Simone ha provato quando ha visto questo spettacolo sotto i suoi occhi. Ma come, questi dovrebbero essere qui per Simone, e invece fanno questa politica di bassissima lega sulle carni del mio amico?
Ecco, questo mi ha fatto imbestialire oltre ogni limite. Non so nemmeno come ti chiami, amico di Simone, ma quello che ho visto nei tuoi occhi mi ha portato a mettermi in mezzo. E se ripenso ai tuoi occhi, e se immagino quello che hanno visto pochi giorni fa proprio davanti a quella gelateria, non mi vergogno di dire che sono tornato a casa tremante. Perchè ringraziando il cielo provo ancora delle emozioni e non vivo e non voglio vivere alle spalle e sul dolore di nessuno.
Credo che voi che mi leggete, sappiate quanto io poco ami le luci della ribalta. Però credo che esista un momento in cui il dovere civile fa premio su tutto. Per cui vi prego, di dare la massima diffusione che potete a questo resoconto, che se pecca di qualcosa è solo per le emozioni che mi attraversano, non per calcoli politici.
Non cerco niente, manco delle hit per il blog, per cui riportatelo come volete, purchè sia in forma integrale: metteci un link, copiate il testo, mettetelo su Facebook (io non ho Facebook!), su Twitter o per mail, leggetelo al telefono ai vostri amici e chiedete a loro di fare lo stesso. Non per me, ma per quegli occhi.





martedì 4 maggio 2010

"ad imperitura memoria"


"Sono sempre i migliori che se ne vanno".

E' da un po' che ci penso, non so che fare, li tengo, li conservo, li porto avanti?
Sono una parte di me, un po' mi rappresentano, un po' mi sono rotto le balle di dovermeli sempre ricordare. Ah!, che desiderio di smemoratezza!

martedì 20 aprile 2010

Giornata fortunata...

Oggi c'è un bel sole, il mio giardino è cosparso di una miriade di margherite che punteggiano di bianco il verde brillante dell'erbetta nuova. Sembra una bella giornata. Vediamo un po' cosa dice l'oracolo delle mail.
Ohh!!, ma è proprio vero che oggi è una bellissima giornata!
Da: Britannico Nazionale Lotteria
A: Asa_Ashel Bannet
 
Oggetto: Conferma Vincitore
 
Questo è per informarvi che siete stati
selezionato per un premio in denaro di (un
milione di
Sterline inglesi), tenutasi il 17 aprile
2010 a Londra (Regno Unito). Il
processo di selezione è stata effettuata
attraverso
selezione casuale nella nostra email
informatizzato
selezione del sistema (SSE) Londra Uk.
Riempire il
qui di seguito:


1. Nome e Cognome
2. Indirizzo completo
3. Stato civile
4. Occupazione
5. Età
6. Sesso
7. Cittadinanza
8. Paese di residenza
9. Numero di telefono


Nome agente: Mr. Money Worthless 
Tel: +44 702 406 2856
mail: mr.moneyworthless_10@swindle.com
Oh my God, non sto più nella pelle, devo comprarmi un nuovo notes, e anche la penna già che ci siamo, per appuntarmi tutti i miei desideri, che a far fuori un (milione di Sterline inglesi) ce ne vuole.
Qualche suggerimento?






venerdì 16 aprile 2010

Ricky Martin_Intro Backdrop



A me non importa molto cos'ha fatto prima del suo coming out, quanto può aver giocato con l'ambiguità e i fraintendimenti, io, come altri come me, non ho mai avuto dubbi sulla  natura del suo orientamento affettivo e sessuale, di conseguenza non mi sono mai sentito preso in giro.Ora ha avuto il coraggio di esporsi e di metterci la faccia e questo non posso che considerarlo un fatto positivo, in relazione soprattutto a tutte quelle persone che hanno necessità di trovare negli altri dei simboli positivi.
Quindi a lui, e a chi si pone come lui, io darò sempre spazio su questo blog.
Buona visione.

giovedì 15 aprile 2010

Aggiornamento: Motivazione Sentenza n.138 anno 2010


Riporto il link alle Motivazioni della Sentenza n.138, in cui si "dichiara inammissibili gli interventi dell’Associazione Radicale Certi Diritti e dei signori C. M. e G. V., P. G. B. e C. G. R., R. F. R. P. C. e R. Z.".
Riporto inoltre, pari pari, dal sito dell'Associazione Radicale Certi Diritti, uno stralcio del comunicato stampa in cui si fa riferimento alle motivazioni della sentenza indicando in sintesi i punti favorevoli alle coppie gay.
1)  riconoscimento che l’unione omosessuale, come stabile convivenza, è una formazione sociale degna di garanzia costituzionale perché espressione del diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia.
2) neppure il concetto di matrimonio è cristallizzato dall’Art. 29 della Costituzione e quindi non è precluso alla legge disciplinare il matrimonio tra gay, anche se restano possibili per il legislatore soluzioni diverse.
3) il legislatore deve intervenire e se non interviene la Corte potrà intervenire per ipotesi particolari, in cui sia necessario costituzionalmente un trattamento omogeneo tra la coppia coniugata e la coppia omosessuale.
Credo che a questo punto ci siano le giuste basi su cui ripartire per portare avanti la nostra battaglia per il riconoscimento di un diritto civile di cui potremmo anche non voler usufruire, ma per scelta e non per costrizione di cose.
Non sarà un riconoscimento a cancellare le difficoltà quotidiane e gli episodi di omofobia, ma è un simbolo importantissimo perché potrebbe veicolare finalmente un cambiamento di pensiero e di comportamento per i gay in particolare, e per la società tutta in generale.

mercoledì 14 aprile 2010

brutte notizie


Aspettavamo la decisione della Corte Costituzionale sui ricorsi presentati da alcune coppie dello stesso sesso contro la possibilità di procedere alla pubblicazione degli atti di matrimonio. Era stato salutato positivamente il fatto di spostare a dopo le elezioni regionali ogni pronuncia, evitando in questo modo di far finire l'argomento nella solita bagarre di pressapochismo e ideologia spicciola che caratterizza la politicia italiana. Confesso che non mi aspettavo molto, e non perché non credessi all'azione legale intrapresa dall'Associazione Radicale Certi Diritti assieme ai legali di  Rete Lenford, ai quali va invece la mia gratitudine, quanto piuttosto alla  constatazione che qui in Italia manca quasi del tutto il coraggio per portare avanti un cambiamento vero e si preferisce passare la responsabilità di una decisione simile sempre ad altri, i quali non hanno nessuna intenzione di risolvere nulla e alla fine tutto rimane come prima: demagogia, aria fritta, deresponsabilità.
La Corte Costituzionale ha respinto i ricorsi sui matrimoni dello stesso sesso. Nelle motivazioni la Consulta fa riferimento alla discrezionalità del legislatore, cui compete la regolamentazione della materia.(fonte)

Considerando la qualità (sic!) nei nostri legislatori, possiamo ben immaginare quanto sarà stimolata la loro discrezionalità ad intervenire sull'argomento.

Ho appreso la notizia prima, mentre seguivo distrattamente un telegiornale nazionale. Ma il modo in cui l'ho appresa mi ha illuminato sulla situazione dei diritti civili qui in Italia.
Ultima notizia, tra un gossip ed uno spot pubblicitario, del resto, a chi importa?

lunedì 5 aprile 2010

Diva e Nonna Easter Egg


Il sole nel cuore assomiglia ad una tavola imbandita, color verde chiaro come un prato fiorito a primavera, cibi succulenti e profumati, battutine maliziose di Dive sciroccate che un po' giocano a fare le cuoche con grembiulino di ordinanza, un po' discettano di arte e di vita e di sesso; a volte scorgi uno sguardo velato dietro qualche parola amara, ma passa in fretta perché il cerchio d'affetto è più forte della malinconia e ci si lascia avvolgere da un abbraccio che allo stesso tempo ti sostiene e ti protegge. E così tra una portata di verdure ed un'altra di carne, innaffiate da vini ricchi di sfumature violacee ed effluvi che ammaliano, di dolci ricchi di creme golose decorati con vezzose ciliege candite, anche i corpi si lasciano sciogliere e conquistare dalle coccole, e si adagiano sul sofà, vicini tra loro, posati ed abbracciati a cuscini fioriti o a bambole di pezza. Il crepitio della legna che brucia nel caminetto, il chiacchericcio della cocorita in sottofondo, le nostre storie da raccontare e condividere. E non importa se fuori piove, se il sole non arriva come avevamo desiderato, è lì dentro con noi che scalda il cuore.
I saluti sono sempre un po' malinconici, perché vorremmo rendere più quotidiano questo rapporto di condivisione e vicinanza, ma è bello sapere che c'è sempre un luogo chiamato Amicizia che assomiglia ad un porto tranquillo, dove ormeggiare nei momenti in cui ci dovessimo trovare immersi nella tempesta.
Questo racconto è dedicato a chi non ha potuto esserci, perché possa, anche se indirettamente, possedere un po' di quel sole nel cuore che noi ci siamo portati dentro, al momento di salutarci.

Agli altri, spero, venga la voglia di fare una descrizione più dettagliata di tutti i retroscena e i dettagli piccanti, perché quelli sono essenziali.
Ai Bubus un ringraziamento particolare, per essere sempre dei perfetti padroni di casa, cordiali e disponibilissimi, così come a LVM, per essere sempre in prima fila  nel momento di proporre e organizzare eventi.

venerdì 2 aprile 2010

Pillole e Sassolini

E così, dopo l'euforia per la vittoria che li ha caricati a mille, ecco i primi interventi, assolutamente necessari a quanto pare, visto il valore di urgenza e lo strombazzamento mediatico con i quali sono stati presentati.
Inizia il neo-Governatore del Piemonte che, sotto il suo bel visino ed una certa proprietà di linguaggio rara tra i suoi colleghi di partito, nasconde una durezza di modi  ed una tale incrollabilità sulle proprie posizioni da rasentare l'estremismo, una sorta di talebano in salsa verde-lega.
"Dovrò negare il patrocinio al Gay Pride"
ha ripetuto più volte, nel corso della serata, l'esponente leghista ospite della trasmissione Porta a Porta.
Arguta, tagliente e sarcastica la risposta del Coordinamento Torino Pride, che ha ricordato a tutti di non averlo mai chiesto. E dopo questa importantissima operazione ad alto valore sociale eccolo uscirsene con un altro punto fondamentale del programma per migliorare la qualità di vita della regione, fare in modo che le pillole abortive, le famigerate Ru486, già arrivate in Regione, restino nei magazzini a marcire.
Ad appoggiarlo, oltre al collega di partito e neo-Governatore/Doge del Veneto, che probabilmente era seccato dell'eccessivo spazio mediatico conquistato  dall'altro, anche una pletora di personaggi tutti molto discutibili, da un certo uomo politico timorato di Dio sempre pronto a riempirsi la bocca di consigli morali per gli altri, ma piuttosto carente di coerenza nei fatti, una certa sotto-sotto-segretaria psico-socio-esaltata, che deve sempre sottolineare come le vere giuste osservazioni e opinioni arrivino solo dal suo ufficio e tutte le altre sono dannose libertà di pensiero da sradicare in tutti i modi dalle menti dei cittadini e, per finire, i rappresentati stranieri più influenti in Italia sempre pronti a ricordare di essere dalla parte della vita, perché senza altrimenti non potrebbero abusarne. Ovviamente, dopo giorni passati a riempire i media di fuffa e polemiche, perché di questo c'è sempre necessità in questo Paese, qualcuno ha fatto notare ai Governatori e ai loro sodali che la materia non è di loro competenza, ma nel frattempo si è parlato di questo per far passare in secondo piano chissà che altro.
A margine, ho trovato strepitosa una battuta di Ignazio Marino,senatore democratico e chirurgo, su questa vicenda:
"Forse Cota voleva fare il ginecologo e non il politico, per questo si intromette in quella che dovrebbe essere una relazione intima e professionale tra il medico e la sua paziente".
Questo post non ha lo scopo di segnalare la notizia, visto che ne hanno parlato e scritto in molti, ho deciso di scriverlo come promemoria, perché le persone dimenticano in fretta ed è su queste dimenticanze che si prepara, di volta in volta, il terreno per spostare l'asticella del limite di sopportazione a certi fatti assurdi, a palesi violazioni di diritti, a corrodere la capacità di discernimento e di usare il buon senso.

Per chiudere vorrei portare alla vostra attenzione un particolare: hanno scelto di attaccare e fare la voce grossa con i gay e le donne, da sempre due gruppi sociali considerati deboli perché più esposti alla discriminazione.
Quando ciò accade è sempre un segnale che a monte c'è un problema di credibilità di una certa, sbandierata e gonfiata, supposta prova di forza.

martedì 30 marzo 2010

Così è, se vi pare

Avevo un bel post quasi pronto nella mia mente, ecco magari proprio bello per i contenuti no, ma insomma, dopo tanto tempo avevo voglia di tornare a farmi sentire. Poi stasera blogspot un po' faceva i capricci e non mi lasciava editare il post come volevo, così alla fine l'ho messo in stad-by nelle bozze con l'idea di finirlo più tardi.
Poi ho avuto la brutta idea di andare a curiosare i risultati elettorali e l'umore è finito sotto le scarpe, non sicuramente per il responso della mia regione, nel Veneto era così scontato che Zaia facesse il pigliatutto che l'altro giorno svuotando la posta di tutto il materiale elettorale mi sono accorto che, tra i vari  Lega e PDL l'unico partito di opposizione a fare un po' pubblicità elletorale era l'UDC, partito politico che mi provoca l'orticaria.
Insomma da queste parti il PD ha fatto di tutto per far passare la voglia ai propri elettori abituali e ad altri potenziali di esprimersi in suo favore, prima di tutto imponendo un candidato che non piace a nessuno e che dimostrava in modo piuttosto palese che di partecipare non gli importava una cippa lessa. La tentazione di far parte del grosso numero degli astenuti è stata forte, poi ho deciso di votare lo stesso, giusto per dare un voto di preferenza ai consiglieri visto che lì ancora è possibile farlo tra una rosa di papabili.
Ma non era di questo che volevo parlare, ma della situazione catastrofica di due regioni che, al momento in cui scrivo, sono ormai date per perse. Sul Lazio io avevo già dei dubbi prima, anche se comunque ci si gioca il risultato sempre sul filo di lana, mentre quello che proprio mi rammarica è il responso del Piemonte, perchè mi dispiace da morire per la Bresso che è una delle poche politiche con le palle che apprezzo. Certo, quei 10.000 voti di differenza su poco più di 2 milioni sono seccanti, soprattutto alla luce di quei 90.000 voti racimolati dal terzo incomodo del rappresentante del movimento 5 stelle.Resta alla fine comunque questa sensazione di un Paese diviso a metà fermo sempre di più sulle proprie posizioni senza la volontà di fare squadra per il bene di tutti. Dell'exlpoi della Lega più di tanto non mi meraviglio nè mi preoccupo, perché ormai sta prendendo le dimensioni elefantiache dei partiti tradizionali con tutti i loro limiti, e da qui in poi comincerà a perdere consensi dal momento che raccoglie su di sè molti voti di protesta che non può assicurarsi all'infinito visto che, presto o tardi, comincerà a deludere più di qualcuno dei suoi. Sono contento del risultato di Vendola, più che altro perché spero che serva da lezione a quei tromboni del PD che si divertono a fare stratagemmi di alta politica, primi fra tutti il baffetto con le arie altezzose, spero solo che non si debba sempre aspettare il corso naturale della vita per liberarci di certe persone.

Va beh, guardiamoci un po' in giro e vediamo cosa succede nel mondo.

Non che per noi questa sia una notizia shock, come riporta un certo sito della parrocchia, ma insomma, dopo tutti quelli che negano o rettificano ogni tanto qualcuno che conferma non può che far bene.
Confesso che all'epoca d'oro del suo successo lo trovavo caruccio ma niente di più, lui giocava molto sulla sua componente latina che nei miei confronti non ha nessuna presa visto che il mio cuore guarda a nord, non l'avrei sicuramente buttato via ma non avrei nemmeno fatto pazzie per lui.
Oggi invece lo trovo molto affascinante, perché la spavalderia dei vent'anni è passata e nello sguardo c'è un alone di maturità mista a serenità, tipica delle persone che, arrivate ad un certo stadio della propria vita, tirano qualche somma e prendono una serie di decisioni: è quella serenità che ti deriva dall'esperienza e che ti aiuta a fregartene di quello che non puoi, o non potrai più, essere, avere o fare.
E poi quando lo vedo abbracciato ai suoi bambini non posso fare a meno di sciogliermi in un sentimento di tenerezza.

Ecco, son dell'idea che parte del coraggio per decidere il coming out attraverso una lettera pubblica, sia dipeso anche da questi bambini, perché quando hai dei figli, soprattutto se così voluti e desiderati, tutto il resto passa in secondo piano e pensi prima di tutto alla loro felicità. E se una persona è serena dentro è un genitore migliore anche per i suoi figli. Ho sbirciato un po' la lettera ma mi riprometto di leggerla meglio, mi piace molto la chiusa anche se non mi trovo molto d'accordo con la traduzione che ho trovato.

I am proud to say that I am a fortunate homosexual man. I am very blessed to be who I am. (Sono fiero di dire di essere un omosessuale fortunato. Mi ritengo benedetto nell'essere quello che sono).
Vorrei tradurre diversamente quel blessed, visto che contiene anche il significato di godere di essere (in una certa condizione), ma lascio a quelli più ferrati di me in inglese l'ultima parola su questo.
Grazie per tutti quelli che sono passati in questo periodo a controllare se fossi ancora vivo o se per caso fossi scappato in terra di Spagna con qualche baldo giovanotto abbandonando capre, cavoli e peluchosi al loro destino. Purtroppo no, sono ancora qui, poco assiduo ma ci sono.

domenica 14 febbraio 2010

Aggiornamenti "elettorali"

Come qualcuno di voi già saprà si è chiuso il concorso elettorale a premi di cui vi parlavo nel post precedente. Non ci crederete, ma sono stato io a dare la brutta notizia a mia nipote Nicole che il suo meraviglioso lavoro artistico non era tra la rosa dei vincitori. Un po' c'è rimasta male, un po' ha imprecato come uno scaricatore di porto, e poi dicono che le bambine sono tutte buone e gentili, un po' ha urlato al complotto, ma visto che quest'ultima lamentela è una prassi usuale tra certi politicanti nessuno ci fa più caso, anche se, a margine, ho riferito ai genitori che io al posto loro,  facendo pressione attraverso la scuola, vorrei sapere almeno la classifica con i voti ricevuti, giusto per dare un minimo di soddisfazione a questi bambini.
Poi, parlando con Nicole, le ho comunque riferito che i voti da lei ricevuti erano tutti voti di qualità, in quanto gli elettori appartengono all'elite dei blogger miei amici e sostenitori, il fior fiore dell'intellighenzia bloggarola italiana. Sorvolo sul fatto che mi ha guardato un po' storto e che mi ha ricordato che potrebbe rivalersi sui miei piccoli pelosini, ma alla mia minaccia di diseredarla ha sfoderato il migliore dei suoi sorrisi. Poi improvvisamente si è illuminata, un'idea magnifica e infingarda l'aveva colpita: usare il bloggo dello zio come galleria d'arte personale per esporre le sue opere artistiche.
Quindi, se più avanti troverete esposte tali opere siete pregati di dilungarvi in complimenti, altrimenti sarò lieto di mostrarle come arrivare ai vostri blog e lasciarla sfogare in tutta la sua trollitudine.


Grazie a tutti quelli che hanno votato e anche a quelli che avrebbero voluto ma non hanno potuto causa chiusura dei seggi. Purtroppo non avendo conquistato la poltrona politica desiderata, lo "scambio" al posto del voto non avrà luogo.

venerdì 5 febbraio 2010

Vota Nicole, Vota Nicole !!!


-Driiiiinnn!!! (ok, sorvoliamo sul fatto che la trascrizione del suono della mia suoneria telefonica dovrebbe essere molto diversa, ma per spirito pratico ho preferito utilizzare l'opzione semplisce).
-Pronto
-Pronto zio, sono io, Nicole, la tua nipotina preferita! Lo sai che ho partecipato al concorso della banca e se mi voti poi vinco!
-Ehm... ciao cara, cos'è che hai fatto in banca?
-Ho partecipato al concorso, se guardi sul computer trovi il mio disegno, mi voti e poi vinco!
-Ehm...quindi dovrei entrare nel sito della tua banca, si beh, non proprio tua, e votare un tuo disegno. Ma come c'è finito in banca un tuo disegno?
-Perché ho partecipato al concorso con la scuola, abbiamo fatto tutti un disegno e adesso bisogna votarlo, chi prende più voti vince per questo chiedo a tutti di aiutarmi a vincere e siccome in famiglia noi siamo tanti sono sulla buona strada.
-Ah, vedo che dall'ultima volta abbiamo fatto qualche progresso in matematica, ma dimmi, il tuo disegno com'è, avevate un tema da seguire o avete fatto a vostra scelta.
-Io ho fatto Hello Kitty che va in montagna con il maglione rosa e tanti fiori. Anche altre bambine hanno fatto Hello Kitty ma tu devi votare la mia non devi sbagliare, c'è anche il mio nome. Poi ci sono anche le Winx, ma quelle non le ho fatte io, non le devi votare altrimenti non vinco.
-Ah! ci siamo dati al voto di scambio adesso... e tu cosa mi dai in cambio se io ti voto?
-Hmm...ti regalo un mio disegno così se vinco divento famosa allora tu puoi venderlo e prendi tanti soldi.
-Tutto qui? e qualcosa di etico tipo "farò qualcosa per combattere la fame nel mondo" ?
-Ma quello si dice quando si vince il titolo di Miss-ragazza-carina-e-stupidina!
-Ci devo pensare, mica posso dare il mio voto al primo policante che passa!
-Zio cattivo e cuor di pietra che non vuole aiutare la sua nipotina preferita. La prossima volta ti consumo tutti i pastelli della scatola nuova che tieni nell'ultimo cassetto e ti spunto i pennarelli fluorescenti!
-Cos'è una minaccia questa?
-Se mi voti non dico a nessuno che il tuo orsetto si chiama Alvaro!
-E chissà che scandalo uscirebbe sul Giornale se si sapessero i nomi degli altri.Già immagino Bruno Vespa con il plastico di casa mia per spiegare l'ambiente in cui si muovono i protagonisti.
-Se non mi voti ti sciolgo il burro nello yogurt così poi diventi grasso.
-Ok, mi hai convinto, avrai il mio voto.
E poi ormai questo è un blog gatta-malefica friendly.

E fu così che la promettente carriera di piccola, desposta, opportunista, ricattatrice e politicante, alias mia nipote Nicole, prese l'avvio.
Nel caso non mi fosse chiaro il concetto in seguito arrivarono le telefonate di brother_Bannet grande, nella vita suo padre, sister_Bannet piccola e sister_Bannet grande e da ultima mamma_Bannet che, per quanto non sappia nemmeno come accendere un pc, mi intimò di connettermi al sito, seguire il link del concorso, trovare la scuola di appartenenza e votare la sua cara nipotina,  non sia mai che debba subire un trauma psichico per colpa del mio egoismo.
Pure Alvaro e gli altri pelosini mi implorarono, temendo che qualche nipotina esagitata li rapisca chiedendo il mio voto come riscatto, allegando alla missiva ricattatoria uno dei loro orecchi batuffolosi.
Ecco, per chi volesse contribuire a questo caso di nepotismo allego il link dove votare, mi raccomando, Nicole classe I D, quella di Hello Kitty in montagna, non lasciatevi distrarre dalle Winx o altri personaggi ameni.

Il racconto ovviamente è di pura fantasia, le minacce invece sono tutte reali.

mercoledì 27 gennaio 2010

The Asa_Ashel's Family

Carissimi lettori, amici, adulatori, calciatori, debitori, insomma, carissimi tutti, visto l'entusiasmo con cui avete partecipato a decinaia di migliaia al concorso lanciato nel precedente post, Cercasi Nome Disperatamente, credo sia giunto il momento di fare il punto della situazione e di tirare le somme.
Non mi sarei mai aspettato che scattasse questa battaglia cruenta tra i partecipanti senza esclusione di colpi a suon di nomi, insulti ed epiteti vari, consultando ogniuno la propria fonte segreta, chi gli ex-fidanzati, chi la prima edizione del calendario di Frate Indovino, chi si è spinto fino all'estremo andando a scavare nelle proprie vite precedenti alla ricerca dei nomi delle suocere tanto detestate.
Così, alla fine, ristretta la rosa dei candidati a mio insindacabile giudizio, è arrivato il momento del debutto ufficiale in società del nuovo arrivato e del di lui nome. Gli esclusi non si devono rattristare però, entreranno ancora peluche nella mia vita quindi prima o poi gli altri nomi torneranno utili.
Per ringraziarvi della vostra partecipazione ho deciso di concedervi il privilegio di conoscere i componenti della mia allegra e variopinta famiglia, molto Queer, peluchosa e coccolosa. Troverete, di seguito, una simpatica scheda corredata di una bella foto e tante piccole informazioni per soddisfare le vostre curiosità.
Ancora grazie a tutti.

Alvaro


AliceJoe


Amelio


Josèfo


Rosetta


Bianchina


Ippolito


Ciuchino


Placido


Amilcare



The Asa_Ashel's Family


sabato 23 gennaio 2010

Cercasi nome disperatamente


Lui è l'ultimo arrivato in casa Bannet e non ha ancora un nome. Si era intrufolato clandestinamente nel mio cestino della spesa poco prima di Natale, mentre ero tutto indaffarato a passare in rassegna le corsie dell' Iper.
Mi ha guardato, quando l'ho scoperto, con quei suoi occhioni coccolosi da orfanello facendo barr barr con la piccola proboscide pelosina, digrignando ogni tanto con quei due dentini da latte un po' sporgenti ed io, che sono così buono, non ho potuto fare a meno di sentirmi sciogliere il cuore, anche se poi ho dovuto far bene attenzione che gli agenti in borghese disseminati ovunque non vedessero, oltre il cuore disciolto, quel pezzo di granito che stava sotto, duro e splendente di soddisfazione per averla fatta in barba a un certo ministro di verde-bile vestito, che invece di dare la caccia ai criminali veri, se la prende con i pesciolini piccoli rei solo di essere clandestini, perché è ovvio che questo essere pelosino sia un extracomunitario, perdipiù privo di documenti identificativi.
Così ho deciso e l'ho portato a casa con me.
Il primo ad entrare a far parte della mia famiglia e ad alleggerire il mio status di single, ormai tanto tempo fa,  fu Alvaro, orsetto biondo e ricciolino con gli occhi dolci e il pancino tenero. Le amike care, ma invidiose, mi prendevano sempre in giro perché lo lasciavo in bella vista sul divano, salvo poi giocarci più di me e accapigliarsi come delle pescivendole perché ogniuna pretendeva più attenzioni. E' entrato nella mia vita quando sono andato a vivere per conto mio e, in certi momenti, mi ha fatto sentire un po' meno solo.
Qualche anno dopo è arrivato AliceJoe, un alce peluchoso color miele con sciarpa a righe rosse e blu e corna di velluto a coste, un grande timidone ma allo stesso tempo delizioso e che si è innamorato subito di Alvaro l'orso: da quando si sono incontrati sono sempre lì stretti stretti a coccolarsi nel loro mondo ovattato anche perché l'alce deve ancora superare il trauma di essere stato scambiato per una femmina da parte della casa costruttrice: in un primo momento è apparso piuttosto confuso, ma poi l'amore di Alvaro gli ha fatto in parte dimenticare l'accaduto. Lui è arrivato quando ho traslocato nella nuova casa.
Nel clima di amore coccoloso sono arrivate in seguito Bianchina e Rosetta, due orsette di razza Vintage della specie Fatta a Mano, dono di una carissima amica ed ex collega di lavoro: graziosissime nei loro vestitini di tela grezza a fiori e a righe, molto delicate tant'è che, per proteggerle nei loro movimenti le gambe sono rinforzate con una protesi al garretto a forma di bottone di legno e si, sono lelle pure loro, che vi credevate, mica si descriminano le coppie di fatto a casa mia!
Loro sono arrivate quando ho finito di arredare la parte essenziale della casa, cucina, camera, cabina armadio e bagni. Sei mesi dopo finalmente è stata montata la libreria che tanto avevo sognato di avere per dare una giusta collocazione ai miei amati libri e l'altro mobile porta tv che fa parte del salotto. Insieme sono arrivati anche Ippolito e Ciuchino, un puledrino baio e un asinello color cenere. Sono due bricconcelli che amano fare i giocherelloni tra gli scaffali dei libri. Non ho mai capito cosa ci sia tra loro, sicuramente una grande amicizia, ma l'importante è che ogni volta che li vedo mi diverto, perchè hanno dei musi simpaticissimi e rotondosi.
Di tutt'altra pasta è invece Placido, un cagnolone color crema, strano ibrido tra un bassotto ed uno sharpei, lui è arrivato assieme al bellissimo divano bianco con dormeuse sul cui bracciolo riposa placidamente come fosse appollaiato, con le sue grandi orecchie distese simil-Dumbo con le quali mi piace spesso giocare: lui si lascia bistrattare bonariamente, anche se ogni tanto alza qualche piega dalla fronte per mostare i suoi occhioni sonnolenti che chiedono clemenza. All'altro capo del divano, perchè ogniuno ha necessità dei propri spazi, c'è Boby, cagnolone giapponese in tela bianca e dai lineamenti minimalisti: è arrivato assieme all'uomo con cui ho condiviso più a lungo la dormeuse nelle belle serate romantiche tête a tête: poi se n'è andato e, per molto tempo, non sono più riuscito a sedermi su quel divano, così ho lasciato i miei due cagnoloni a far la guardia. E cosa dire poi di Joséfo, è il piccolino di famiglia, quello di cui bisogna stare attenti a non schiaccaiarlo per errore perché piccolo com'è si intrufola in tutti gli angoli: è un orsetto dal pelo raso ma soffice color zabaione, una maglietta a righe azzurro polvere che gli lascia scoperto il pancino morbidoso. E' timido e parla poco ma ha un cuore grande e adora le coccole. E' arrivato d'inverno, con il freddo e l'odore di neve nell'aria, assomiglia molto a quel giovane uomo che per un po' mi fece compagnia in quel periodo.
Amelio in qualche modo è stato il peluche della consapevolezza, mi ha fatto capire che nei momenti importanti della mia vita c'era sempre qualcuno di nuovo di loro accanto a me: l'ho scelto come se fosse stato una necessità, perché attraversavo un lungo periodo incerto in cui non sapevo dare il giusto valore ai miei sentimenti. Era grande abbastanza da poterlo abbracciare e stringere sentendone la presenza e morbidissimo al punto da desiderarne il contatto, il pelo color bruno-rossiccio e scapigliato. E' stato per lunghe notti il compagno del mio sonno, schiacciato in una posizione tutta particolare, tra la mia guancia da una parte e una mano che si afferrava all'orecchio dell'altro lato. Lui mi ha fatto capire anche che con i peluches ho un rapporto troppo personale e per questo non amo affatto che mi siano regalati, tant'è che, dei pochi con i quali è successo, non so nemmeno dove li ho messi, Bianchina e Rosetta escluse, eccezione che conferma la regola, un po' perché l'amica che me le ha regalate mi conosce benissimo, un po' perché sono le uniche femmine della variegata e colorata famiglia Bannet.
Diciamo che io e i miei peluches ci riconosciamo e ci scegliamo per affinità.
Insomma, miei carissimi e appassionati lettori, è giunto il momento che anche voi facciate la vostra parte, datemi qualche suggerimento per il nome di questo ultimo elefantoso arrivato.
Siate fantasiosi, e non abbiate paura di essere originali, magari se volete qualche suggerimento pensate ad un nome che inizi per A, come Arpad Miklos... Ehm, no, quello è il sogno erotico di Poto, non è il caso di sconvolgergli così l'esistenza.

P.S. questo è un post semi-serio, giusto perché qualcuno non pensi che il blog, visti gli ultimi argomenti trattati,  stia prendendo una china perso il basso.

mercoledì 20 gennaio 2010

hot_phone


Della serie, "è capitato anche a me".
Leggo distrattamente alcuni articoli di attualità e mi cade l'occhio su questo.
L'avevo quasi cancellato dalla memoria, ma mi sono bastate le prime righe dell'articolo per ricordare bene i fatti. Due ragazzi giovani e molto carini si conoscono in chat, si piacciono e inizia uno scambio di messaggi, dapprima nel sito di incontro e in un secondo tempo tramite sms. La situazione si fa più stuzzicante e intrigante così uno dei due rompe gli indugi e manda un mms con foto nature all'altro, che apprezza e, per amore dei rapporti paritari, decide di ricambiare con altrettanta picture esplicita: è una cosa che non ha mai fatto, non per pudore ma perché preferisce lo scambio di certe confidenze a distanze più ravvicinate senza orpelli elettronici, o presunti tali, di mezzo. Ma in quel momento era tutto così naturale, un gioco sottile partito dai soppisensi che non aveva nulla di volgare.
Arriva un messaggio di risposta:
"Ma tu chi sei, cosa vuoi da me? Ci conosciamo?"
Leggo perplesso la risposta e mi chiedo in una frazione di secondo se per caso ho avuto a che fare con uno di quei tipi strani e un po' schizofrenici di cui tanto si favoleggia in certi ambienti.
Controllo meglio i numeri di invio e ricezione e non trovo nulla di sbagliato, anzi no, ho invertito gli ultimi due numeri della cifra!!!
Oh cazzo, a chi ho mandato la mia foto osè mille veli in qualità HD 1.4 MB?
Nessuna paura, inserisco la personalità in funzione diplomatico&accomodante e invio un altro sms:
"Chiedo scusa, ho digitato erroneamente le ultime cifre del numero, sbagliando quindi l'invio. Spero almeno che chi ha ricevuto la foto sia maggiorenne".
Qualche minuto dopo arriva la risposta
"Nessun problema, sono maggiorenne, anzi, direi pure che sono quasi una tardona. Complimenti comunque, la tua foto è prorpio un belvedere".
...sono un po' confuso, non so se sentirmi imbarazzato per l'avvio di questa  nuova e promettente carriera da pornostar, oppure per il fatto di essere diventato il feticcio sessuale  masturbatorio di una tranquilla tardona.
Poco male, almeno con lei ho fatto una buona azione di volontariato...

sabato 9 gennaio 2010

lettere blu, al vapore, su un letto di carta croccante.




Smetto quasi di mangiare quando sono in attesa, e non importa se il sentore e lo sviluppo sarà negativo o positivo. E' quando il cuore e la mente non aspettano più niente e nessuno, nemmeno un desiderio di novità, che mi lascio un po' andare, come se il cibo fosse una necessità per riempire spazi fisici e mentali.
Non capita spesso, per fortuna, in qualche modo ho sempre la testa piena di pensieri che, a volte, mi distraggono, altre volte mi fanno compagnia. Ogniuno impara a farsi scudo di quello che ha per difendersi.
Camera mia ha la forma di una gabbia
ed il sole infila le sue braccia dalla finestra
cacciatori davanti alla porta
come soldatini
che mi vogliono imprigionare
Leggo queste parole da un post di Gan e le altre che seguono della sua bella e libera traduzione dal francese, ascolto la versione originale della canzone di Edith Piaf, e un po' mi riconosco com'ero tanto tempo fa, una vita fa, quando tutto era ancora poco chiaro e non sapevo distinguere bene i contorni di quello che mi succedeva.
Quant' era snervante quell'attesa, quel sentirmi sospeso in un limbo fatto di supposizioni e poche certezze, di tempi dilatati che, a pensarci oggi dove tutto sembra così veloce e immediato, non so se riuscirei a sopportarlo ancora. Settimane scandite perfettamente da giorni feriali e festivi, da fine settimana dove tutto sembrava rianimarsi e, ogni volta, quel riaccendersi e riempirsi di attese e illusioni, di sperare di incontrarlo ancora, di sapere qualcosa in più di lui, di cercare i suoi occhi e di trovarli in mezzo alla folla di persone che lo circondavano. Il tempo che non sembrava bastare mai, e lui che non arrivava, la musica che mi aiutava a distrami un po', le sigarette lunghe quando avevo voglia di parlare, ma nessuno con cui farlo.
Lui era lì, insieme a quello stoccafisso del suo amico per niente carino: rivedo i suoi bellissimi occhi chiari, quella testa piccola con i lineamenti sottili, quel bellissimo collo che sembra fatto apposta per farsi baciare. Non so ben capire quello che sento dentro, se provo gelosia per chi gli sta vicino o delusione perché non s'avvicina a me o se evito di capire per non soffrire. Vorrei odiarli quelli come lui, entrano nella mia vita e mi raschiano l'anima con uno sguardo, si prendono una parte di me che non riesco a controllare. E poi, come in tutte le infatuazioni idealizzate, mi resta solo un'illusione sfumata, un pugno di polvere che si somma ad altra polvere, in un cumulo ormai troppo grande per essere spazzato via da una folata di vento. Vorrei odiarli quelli come lui, ma non ci riesco.
L'ho aspettato a lungo, lì, sulla pista accalcata e fumosa, incroci di corpi danzanti ed eccitati, poi mi giro e lo vedo, il mio amore bellissimo, con quegli occhi chiari che mi stregano, con quella bocca ben disegnata ma sempre chiusa, il collo bellissimo, i capelli rasati. Vestito di nero aderente, magro e sottile in modo elegante e seducente, i suoi movimenti lenti e mai bruschi. Ci guardiamo, ci affondiamo gli occhi uno sull'altro, poi quel battito di ciglia, quell'aprire gli occhi come se volesse vedere meglio e quel gioco di luci sul suo viso che gli rendono lo sguardo luminoso e trasparente. E tutto sembra sospeso, un attimo dilatato all'infinito poi, un lieve rossore, quasi impercettibile sugli zigomi, e il suo sguardo da timido che si abbassa, un po' si scosta, ma la mente è lì, ancora guarda me.
Era come vivere in una fiaba, passata la notte tutto spariva, lui, i suoi amici, la maggior parte delle persone che era lì con noi, un autentico numero di prestigio. In quel momento arrivava l'ansia, si apriva un varco nella mia mente che non aveva confini e che riuscivo a contenere solo scrivendo, tante lettere, tante parole messe vicine e strette tra loro per non rischiare di perderne nemmeno una, nemmeno un dettaglio di quello che era stato,  dei momenti con lui, perché era tutto quello che di lui avevo e a cui mi afferravo. Fogli bianchi pieni fitti di inchiostro blu su solchi marcati, diluito da parole che sostituivano in parte lacrime che non volevano scendere.
E' stato allora, forse, che la scrittura, per me, è diventata cibo.
Mi preoccupo solo in un caso, quando smetto di mangiare e di scrivere allo stesso tempo, ma non troppo, credo che la mente e il cuore trovino sempre un' ancora di salvezza, un appiglio a cui afferrarsi.
Oggi, per fortuna, ho imparato a sostituire meno la vita con la scrittura e a viverla un po' di più, ma c'è sempre da imparare.